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Aziende e Design-for-All

29 gennaio, 2009

Prima dell’era del personal computer non era possibile personalizzare servizi o applicazioni e adattarli ai terminali cosiddetti intelligenti. Non c’era la possibilità di piegare le contingenze dell’ambente alle esigenze dell’utente per una corretta integrazione tra quest’ultimo e la macchina.

I primi elaboratori infatti non potevano mostrare le informazioni di output in modalità differenti, né permettere differenti modi di immissione delle informazioni stesse. Da quando invece i pc sono diventati i nuovi standard informatici, il mondo è cambiato e si sono dischiuse infinite possibilità di interazione per tutti, compresi gli utenti disabili, in precedenza praticamente esclusi dalle magnifiche sorti e progressive garantite dalle nuove tecnologie.

Infatti, se è “facile” progettare e realizzare servizi e applicazioni intelligenti destinate ad utenti esperti e altrettanto “intelligenti”, ci siamo mai chiesti come e cosa è possibile invece agli utenti disabili, per i quali potenzialmente qualsiasi strumento (soprattutto di tipo informatico) potrebbe finire soltanto per limitare le loro già deficitarie capacità di interazione? E, ancora, non sarebbe interessante provare anche solo per un giorno a vestire i panni di un disabile per poter sperimentare in prima persona le difficoltà quotidiane che spesso si rivelano essere insormontabili? E, infine, cosa cosa significa essere (ma, soprattutto, essere etichettato come) un “dipendente disabile”?

E’ necessario sfruttare le enormi potenzialità delle nuove tecnologie per fare in modo che la possibilità di accedere agli strumenti informatici (che ormai sono diventati fondamentali in tutti i campi sociali) venga estesa veramente a tutti.

Design for All vuol dire progettazione di prodotti e ambienti che possano essere usati da tutti, senza dover ricorrere ad adattamenti successivi o progettazioni separate. Questo comporta attenzione iniziale e costante (cioè a monte) verso la progettazione e lo sviluppo di qualsiasi prodotto o servizio. Una questione economica sicuramente (giacchè progettare in modo accessibile già in fase di concept di un prodotto è molto più economico che non essere costretti a interventi successivi di tipo correttivo), ma soprattutto una questione di sensibilità e di cultura aziendale: l’accessibilità è un fatto di mentalità, non una mera applicazione di regole tecniche. Parallelamente, il design for all è una cultura: qualsiasi prodotto o servizio può essere pensato anche per un’utenza “speciale”. Tutto ciò può e dovrebbe essere applicato non solo al processo produttivo (cioè non solo accessibilità e design for all nella progettazione e produzione di applicazioni informatiche), ma anche su una scala macro, ossia a monte del processo produttivo, a tutto il contesto di lavoro, per dare vita in primis ad un’azienda accessibile.

La corretta integrazione del personale disabile in azienda è possibile solamente se si fanno propri, a livello di vision aziendale, i principi del design for all.